
Due Vite intrecciate:
il Coraggio della Memoria e la Magia della Parola
Maria Luisa Fargion
(1914 - 1999)
M aria Luisa Fargion nasce a Livorno il 27 gennaio 1914, in una famiglia di origini ebraiche profondamente radicata nel tessuto cittadino: il padre Alberto, un noto farmacista, sposa Margherita Bassano, mamma delle di Maria Luisa e Lina. Dotata di una spiccata sensibilità umanistica, Maria Luisa intraprende gli studi universitari a Pisa, dove si laurea in Lettere discutendo una tesi sull'intellettuale e patriota livornese Carlo Bini.
Il suo esordio nel mondo della saggistica è segnato dal dramma storico dell'epoca: nel 1942, la sua tesi viene parzialmente pubblicata sulle prestigiose riviste «Liburni civitas» e «Bollettino storico livornese», ma Maria Luisa è costretta a firmarsi con lo pseudonimo di Luisa Mari per aggirare le discriminazioni imposte dalle leggi razziali fasciste del 1938. Successivamente, decide di seguire le orme paterne, conseguendo una seconda laurea in Farmacia.
Gli anni della guerra: la fuga e la salvezza
Con l'intensificarsi della Seconda Guerra Mondiale e i devastanti bombardamenti che colpiscono Livorno, la vita di Maria Luisa subisce una drammatica svolta. Dopo l’invasione tedesca del settembre 1943, il rischio di deportazione per la famiglia Fargion diventa imminente. Per sopravvivere e non destare sospetti, i quattro si separano: mentre i genitori trovano rifugio nel senese presso Oreste Nannini, Maria Luisa e la sorella Lina iniziano un pericoloso girovagare nella zona di Siena.
Protette in un primo momento dal coraggioso tassista Ciro Cardinali, le due sorelle trovano infine la salvezza a Mulino del Sasson, nel comune di Colle Val d’Elsa. Qui vengono accolte dagli agricoltori Giuseppe e Anna Anichini e dai loro quattro figli, che le proteggono clandestinamente e senza alcun indennizzo per sette lunghi mesi fino all'arrivo degli Alleati, sfidando le autorità nonostante le ragazze siano sprovviste di falsi documenti.
L’arte della fiaba e il romanzo autobiografico
Proprio durante la tempesta della guerra e l'immediato dopoguerra, rifiorisce la vena creativa di Maria Luisa, legata a doppio filo a quella della sorella. Nel 1944, a quattro mani con Lina, scrive il libro di fiabe "Il bosco rosso". L'opera riscuote un notevole successo e viene profondamente apprezzata da alcuni dei più importanti critici letterari del tempo, tra cui Luigi Russo, Pietro Pancrazi e Aldo Gabrielli, che ne riconoscono il valore poetico e la delicatezza narrativa.
Nel 1979 a testimonianza della vicenda vissuta durante la Shoà, Maria Luisa pubblica il romanzo autobiografico: “Lungo le acque tranquille” che si può leggere in questo sito. Come lei scrive. nell’introduzione: “Questo libro me lo sono portato nel cuore per quasi vent’anni e per altri dieci ho continuato a pensarci scrivendolo e riscrivendolo.” “…Vorrei esprimere il desiderio di fare compagnia a chi vorrà leggermi. Mi sembrerebbe, in un certo senso di restituire in piccolissima parte quello che devo agli scrittori. Finché avrò vita saranno i miei amici; poeti e narratori, filosofi critici e saggisti. Il dono delle loro parole ha dato più luce ai mie brevi giorni lieti e ha tolto un po' di buio ai miei lunghi giorni tristi.”
Dopo una vita dedicata alla cultura, alla scienza e alla famiglia, e dopo essere rimasta sempre in stretto contatto con gli Anichini (i giusti che salvarono lei e la sorella), Maria Luisa Fargion si spegne il 13 novembre 1999, lasciando in eredità una straordinaria testimonianza di resilienza, coraggio e amore per l'arte.
Lina Fargion
(1916 - 2009)
L ina Fargion nasce a Livorno nel 1916, seconda figlia del farmacista Alberto Fargion e di Margherita Bassano. Cresciuta in un ambiente familiare colto e stimolante, dimostra fin da subito una spiccata propensione per gli studi. Si iscrive all'Università di Pisa, dove intraprende il suo percorso accademico con determinazione. Tuttavia, la sua giovinezza e i suoi anni universitari vengono bruscamente segnati dall'emanazione delle leggi razziali fasciste del 1938 e, successivamente, dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, eventi che stravolgeranno la quotidianità e il futuro dell'intera famiglia.
Gli anni della persecuzione: il coraggio e la clandestinità
A seguito dei devastanti bombardamenti che colpiscono la città di Livorno, Lina e la sua famiglia sono costretti ad abbandonare la propria casa. Con l'occupazione tedesca del settembre 1943, la minaccia della deportazione diventa una realtà imminente per i cittadini di origine ebraica. Per ridurre il rischio di essere catturati e non destare sospetti, i Fargion prendono la dolorosa decisione di dividersi.
Mentre i genitori Alberto e Margherita trovano rifugio nelle campagne senesi, Lina e la sorella maggiore Maria Luisa iniziano a girovagare nella zona di Siena. In questo periodo di estremo pericolo, le due ragazze vengono protette dal coraggioso tassista Ciro Cardinali, che le assiste nei momenti più critici. La svolta per la loro sopravvivenza arriva grazie alla straordinaria generosità della famiglia Anichini: gli agricoltori Giuseppe e Anna, insieme ai loro quattro figli, accolgono Lina e Maria Luisa nella loro casa a Mulino del Sasson (Colle Val d’Elsa). Qui le due sorelle rimangono nascoste e protette clandestinamente per sette lunghi mesi fino all'arrivo delle truppe Alleate. Un salvataggio compiuto dagli Anichini per puro spirito umanitario, senza ricevere alcun indennizzo e a rischio della propria vita, dato che le giovani erano prive di falsi documenti d'identità.
La scrittura a quattro mani e il successo letterario
È proprio nel mezzo delle sofferenze della guerra e nel delicato periodo della ricostruzione che Lina trova nella scrittura, e nel legame simbiotico con la sorella, una straordinaria via di espressione e resilienza. Nel 1944, a quattro mani con Maria Luisa, scrive il libro di fiabe "Il bosco rosso". L'opera, nata in un momento così drammatico, si rivela un piccolo gioiello letterario, tanto da catturare l'attenzione e l'alto apprezzamento di autorevoli critici dell'epoca come Luigi Russo, Pietro Pancrazi e Aldo Gabrielli.
Questo sodalizio creativo accompagnerà le due sorelle per tutta la vita. A distanza di molti anni, nel 1987, Lina e Maria Luisa ottengono un altro importante riconoscimento ufficiale vincendo il primo premio della Sezione Letteraria del concorso «Una favola al castello» con la fiaba "Il nano Pillo che fabbricava e vendeva bolle di sapone", confermando la delicatezza e l'atemporalità del loro talento narrativo per l'infanzia. Il dopoguerra e l'eredità dopo la fine del conflitto, Lina si ricongiunge felicemente con i genitori sopravvissuti. Nel corso degli anni successivi, manterrà sempre un legame di profonda e affettuosa gratitudine con la famiglia Anichini, custodi della loro salvezza.
Nella corso della sua vita lavorativa, Lina, che nel frattempo si era laureata, gestirà la farmacia “Fargion” di Livorno situata nella zona dell’ospedale.
Lina Fargion si spegne nel 2009, dieci anni dopo la scomparsa dell'amata sorella Maria Luisa. La sua vita resta una testimonianza luminosa di dignità di fronte alla persecuzione e della potenza salvifica dell'arte, della fantasia e degli affetti familiari.



