Nasolungo era una principessina un po’ triste. Era triste per colpa del suo naso. Un cattivo lungo naso.

Tutte le bimbe del regno, dai morbidi nasi rotondi, ridevano di questo naso lungo. Lei non poteva amarle.

Così se ne stava lunghe ore, seduta tutta sola, a una grande finestra di palazzo, che era piena di cielo celeste. I passerotti di passaggio si riposavano sul suo lungo naso, e le facevano compagnia qualche volta...

Anche l’ultimo spicchio di sole, la sera veniva a nascondersi fra i suoi capelli di seta.

Suo padre allora le sedeva vicino, carezzandole il morbido capo.

- Cosa c’è Nasolungo, bimba mia?...

Lei piangeva piano piano, perché era un po’ triste per colpa del suo naso.

 

Una volta suo padre volle chiamare tutti i maghi e i dottori del regno.

Dottori dagli occhiali d’oro e maghi dalle barbe d’argento.

I dottori dagli occhiali d’oro s’inchinarono tre volte fino a terra, dinanzi al re e dinanzi alla principessina, tenendo la mano destra ben stesa sul cuore. Esaminarono il naso al di sopra dei loro occhiali d’oro, poi sentenziarono in coro, che mille millimetri ed uno, era lungo quel naso.

Anche i maghi con le barbe d’argento si avvicinarono.

Camminavano a piccoli passi veloci, nelle loro pantofole di seta, i maghi.

Anche i maghi si inchinarono tre volte fino a terra, dinanzi al Re e dinanzi alla principessina, tenendo la mano destra ben stesa sul cuore.

Carezzarono a lungo le loro barbe d’argento, poi sentenziarono in coro, essere il naso lungo, non mille ed uno - errore! errore! errore! - ma ben mille e due millimetri.

 

 

Tutta sola, Nasolungo tornò a starsene lunghe ore presso la grande finestra che era piena di cielo celeste.

- Cosa c’è Nasolungo, bimba mia?...

Lei piangeva piano piano, perché era un po’ triste per colpa del suo naso.

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Allora suo padre fece chiamare Calì. Era tanto furbo Calì! Sapeva proprio tutto.

Calì ci pensò su, ci pensò su proprio tanto e alla fine disse:

- Un naso di piccola principessa, non può mai essere un naso qualunque... qualunque naso, invece, può tentare di somigliare a un naso di piccola principessa...

- Che vuoi dire? - chiese il re.

- Calì costruirà tanti nasi, tanti e poi tanti nasi, che somiglino in tutto e per tutto a quello di piccola principessa.

Ognuno porterà il finto naso e piccola principessa non sarà mai più triste.

 
 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così il regno di Nasolungo, diventò il regno dei nasilunghi, perché tutti si misero un finto naso al posto di quello vero.

E questo naso era più lungo di quello di Nasolungo.

Più lungo era e più eran contenti.

 

E anche ai canini, ai gattini, ai cavallini, misero il naso finto, nel regno di Nasolungo!

Perfino le mosche, le chiapparono una per una per mettere un naso finto anche a loro!

E il re? Eh! Lui l’aveva più lungo di tutti, il naso!

Un naso così lungo, così lungo che nessuno poteva vedere dove andasse a finire quel naso.

 

 

 

 

 

 

Nasolungo era ancora più triste, però.

Invece di uno solo ora vedeva cento, mille lunghi nasi. Dapperutto, cattivi lunghi nasi.

Nasolungo non vedeva che nasi.

Tutta sola, Nasolungo tornò a starsene lunghe ore, presso la grande finestra, che era piena di cielo celeste.

O fortunato sole, lui senza naso, scendeva nella piccola casa lontana...

E forse ad aspettarlo c’erano i soli piccini, che dormivano in culle rotonde, tutti senza naso!

Del resto la casina del sole, non doveva essere tanto lontana...

Il sole cammina piano, eppure ogni sera ci arriva.

Camminando appena più in fretta, Nasolungo potrebbe arrivare alla casina lontana, forse prima ancora del sole e là dormirebbe anche lei, in una culla rotonda accanto ai soli piccini.

 

 

 

 

 

Nasolungo aveva un po’ fretta, perché la casina del sole era ancora parecchio lontana.

 

Quanto tempo era passato, da che si era messa in cammino?

Di preciso non lo sapeva, ma le pareva già tanto che non vedeva più nasi. Più nasi, più nasi!!!

Oh! doveva far presto.

é vero che il sole cammina piano, molto più piano di lei, ma forse è quasi arrivato...

Se entrasse e chiudesse la porta? I soli piccini hanno paura, la notte.

Oh! doveva far presto.

Nasolungo doveva far presto, perché la casina del sole era ancora parecchio lontana.

Nasolungo, non poteva ricordare in che modo si era addormentata.

Il sole camminava piano. Nasolungo invece, tanto in fretta; le pareva perfino di aver corso e sempre la casina del sole pareva piuttosto lontana.

Poi, non sapeva come, il sole era sparito.

Certo era arrivato. Arrivato prima di lei e aveva richiuso la porta, perché i soli piccini hanno paura la notte.

Anche Nasolungo, allora, aveva avuto paura, di questo si ricordava, tanta paura del buio, anche lei come i soli piccini.

 

Ora però Nasolungo non aveva più punta paura. Il buio se ne era andato, lei era molto contenta. Era molto contenta perché non c’era più il buio e perché non vedeva più nasi.

 

Nasolungo non sapeva dov’era. Fu un po’ stupita, quando si accorse di esser vicino alla spiaggia del mare. Che la casina del sole fosse al di là del mare?

Sulla spiaggia, Nasolungo, di casine non ne vedeva.

Proprio nemmeno una, di casine tonde tonde, com’era certo quella del sole.

Le sarebbe tanto piaciuto vedere il sole proprio quando esce dalla porta della sua casina e si alza su su per il cielo.

Oh! Eccolo davvero il sole! Lui sbucava dietro al mare. Dunque era proprio là dietro, la sua casina lontana.

Qualche cosa luceva sulla spiaggia. Brillava così tanto, da sembrare un altro sole. Anzi parevano molti, molti soli piccini.

Che fossero loro davvero, i piccoli soli senza naso?

C’era anche un bambino. Lei non lo aveva veduto prima. Il bambino prese in mano uno dei soli piccini, ma subito il sole piccino si spense nella sua mano. Nasolungo rimase molto male. Era un sassolino bianco. Il bambino lo scagliò lontano, in mezzo al mare celeste.

- Dove vai? - chiese il bambino.

- Alla casina del sole.

- Tornerai presto?

- No, non tornerò.

Nasolungo era proprio decisa, sebbene le dispiacesse un po’ dire a lui che non tornerebbe.

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


- Perché vuoi stare per sempre nella casina del sole?

- Perché nella casina del sole abitano i soli senza naso.

Lui la guardò senza capire. Nasolungo si fece molto rossa. Avrebbe voluto andarsene e poi aveva voglia di piangere.

- Non voglio più vedere nasi lunghi, mai, mai più. Non voglio vedere mai più, nasi cattivi come il mio.

Serio serio, lui la guardava.

- Perché piangi? - le chiese - tu non hai il naso lungo, perché piangi allora?

D’un tratto, Nasolungo si sentì leggera leggera, proprio come se qualche cosa la sollevasse per l’aria...

 

Vuoi sapere cos’era accaduto? Il bambino aveva ragione, sai.

Il naso cattivo era sparito. Era sparito per sempre il naso di Nasolungo.

Nasolungo non c’era più

C’era una principessina, con un piccolo naso rotondo.